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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Salento: geomorfologia e carsismo

Scritto da Marisa Grande
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25
Mar
2009

Il Salento ha subito fasi di sommersione e emersione totale e parziale, che hanno determinato stadi evolutivi geomorfologici indipendenti. L’insieme delle formazioni di rocce ha comunque caratteristiche fisiche sostanzialmente riconducibili a due: le rocce carsificabili più antiche, che permettono la percorrenza sotterranea delle acque entro le falde acquifere e le rocce di copertura più recenti non carsificabili e poco permeabili, sulla cui superficie scorrono reticoli di brevi corsi d’acqua. L’insieme costituisce la complessa morfologia geologica e idrica naturale del Salento, dalla cui interazione dipendono gli equilibri del territorio.

Sul carattere geologico e sui sistemi idrologici di superficie e ipogei del Salento, dipendenti dalla configurazione del territorio prevalentemente carsico, esiste un’ampia letteratura teorica e applicata, che ha fatto seguito ai primi studi di Imparato, risalenti al 1672.
A partire da XIX secolo furono svolte ricerche più accurate e forniti contributi rilevanti sul piano geologico, idrologico e paletnologico. Il De Giorgi svolse indagini sul campo per oltre mezzo secolo, elaborò la prima carta geologica della regione nel 1879 e nel 1922 completò la Monografia sulla Geologia e Idrologia della Provincia di Lecce. De Benedetti, nel 1930, corredò i suoi studi con una carta geologica a scala 200.000, che permise di distinguere visivamente le specifiche caratteristiche geomorfologiche del Salento. Indagini e studi dettagliati furono condotti prima e dopo di lui da altri valenti studiosi, che per tutto il secolo XX analizzarono il territorio e le cui risultanze furono sintetizzate nel 1970 nella “Carta geologica d’Italia” elaborata dal Servizio Geologico italiano.
Nel 2004 i docenti P. Sansò e G. Selleri dell’Osservatorio di Chimica, Fisica e Geologia del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università del Salento di Lecce, in “Caratterizzazione geomorfologia del Salento” hanno analizzato l’idrologia connessa alla geomorfologia salentina. Dallo studio è emersa l’importanza della interrelazione dei due sistemi e il rispetto richiesto per la loro salvaguardia ai fini di tutelare gli equilibri naturali del territorio. Da studi più recenti, coinvolgenti anche il Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida e da altre attività svolte da esponenti del settore fino al 2008 emerge l’attenzione che gli studiosi pongono nel monitorare, anche attraverso il Salento, le dinamiche complesse attuali derivate dalla interazione di molte condizioni di origine geofisica, per prevedere gli scenari futuri della Terra all’interno dei fenomeni allarmanti del riscaldamento globale, dello scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai continentali e del conseguente innalzamento del livello degli oceani. Il Salento, infatti, per la sua caratteristica morfologica prevalentemente pianeggiante, con alcune aree depresse, sulle quali si elevano solo dolci rilievi, denominati Serre e Murge Salentine, per non oltre 200 metri di altezza, rappresenta quasi una ‘cartina di tornasole’ per calcolare le conseguenze anche minime delle variazioni altimetriche subite dal livello marino.
Nelle varie ere geologiche passate il territorio salentino, a causa delle frequenti escursioni marine che lo hanno interessato, ha visto infatti modificare la sua morfologia a fasi alterne, attraversando “momenti geologici” in cui si presentava come una sorta di arcipelago composto da piccole isole ravvicinate ed altri, in cui assumeva la forma compatta di oggi, di penisola costituente il lembo estremo dell’area continentale dell’attuale regione Puglia. Per ciò che attiene ai vari stadi di formazione geofisica del Salento, dipendenti anche da tali fluttuanti fasi di
immersione ed emersione, tracciamo perciò una breve storia della geomorfologia, partendo dal più antico livello costituito dallo strato più profondo di rocce, una piattaforma carbonatica giurassico-cretacea dallo spessore di m. 6.000, di era Mesozoica o Secondaria (un tempo compreso tra i 225 e 65 milioni di anni fa), all’interno del quale si interposero successivamente alcune formazioni risalenti al Miocene (26-5,2 milioni di anni fa). Fu nella fase mesozoica finale, ossia nel cretaceo superiore, compreso tra i 136 e i 65 milioni di anni fa, che affiorarono dal mare tali propaggini, costituite dalle dolomie e dai calcari (orientativamente riconducibili al “Calcare di Altamura”), del basamento carbonatico spesso 6000 metri, che già avevano configurato la parte settentrionale e centrale della Puglia sin dai 190 milioni di anni di anni fa. Tale piattaforma interna calcareo-dolomitica cretacea si affiancò ai coevi “Calcari del Ciolo” (dal nome della località adriatica omonima), ossia alle formazioni di rocce marine compatte, costituite da sabbie e cementi calcarei, stratificate e a volte inclinate, includenti resti di organismi, compresi gli Ammoniti e le Rudiste, evoluti nel Giurassico e nel Cretaceo e poi estinti, così che i loro resti rappresentano oggi per gli studiosi le guide fossili utili per datare le rocce che li contengono.

 

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