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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Incendi spontanei a Matino (Le)

Scritto da Marisa Grande
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16
Ott
2009
Gli inquirenti sono al lavoro per cercare una spiegazione plausibile ai fenomeni di autocombustione che si sono verificati  in questi giorni in Via Puccini a Matino (Lecce).

La prima manifestazione è avvenuta nella casa della signora Maria Vitali di 94 anni, che ha visto manifestarsi davanti ai suoi occhi gli incendi spontanei che hanno interessato le suppellettili, materassi, poltrone, armadi. Il fenomeno è ritenuto inspiegabile, anche se preceduto dalla caduta dei soprammobili e quadri dalle pareti.

Geologia e geodesia

Gli inquirenti sono al lavoro per cercare una spiegazione plausibile ai fenomeni di autocombustione che si sono verificati  in questi giorni in Via Puccini a Matino (Lecce).
La prima manifestazione è avvenuta nella casa della signora Maria Vitali di 94 anni, che ha visto manifestarsi davanti ai suoi occhi gli incendi spontanei che hanno interessato le suppellettili, materassi, poltrone, armadi. Il fenomeno è ritenuto inspiegabile, anche se preceduto dalla caduta dei soprammobili e quadri dalle pareti.
Gli incendi si sono poi manifestati nelle abitazioni vicine, abitate dal figlio e dalla nipote dell'anziana donna, tutte situate nella Via Puccini.
Il luogo è elevato e si raggiunge attraverso un'erta, una sorta di mulattiera con un antico selciato e le stesse case sono collegate tra loro da salite e scale ripide, poiché ci troviamo su una propaggine delle Serre che si sviluppano a sud di Galatone e si estendono fino al Capo di Leuca.
Si tratta di alture appartenenti alla Murge Salentine, una fascia elevata che si estende in direzione nord-ovest/sud-est attraverso l'area di Neviano e le Serre di Sant'Eleuterio -tra Parabita e Collepasso- , di Presicce, di Salve e  di Castrignano del Capo sul promontorio di Leuca.
Tale fascia litica, composta da “Calcareniti di Gravina” risalenti al Pleistocene inferiore (3,1 milioni di anni fa), è circondata per tre quarti dai più antichi “Calcari di Altamura” (136-65 milioni di anni fa), totalmente sul lato orientale meridionale e per metà sul lato occidentale .
L'area ovest, che dai piedi della Serra di Parabita e Matino si estende fino al mare Ionio e che comprende il litorale Nardò-Gallipoli, è composta invece dai più recenti “Depositi marini terrazzati”, formatisi nella fase finale del Pleistocene con l'innalzamento del mare che seguì lo scioglimento dei ghiacciai della Glaciazione Wurm.
Tra la Serra di Parabita-Matino e la pianura vi è, compressa “a cuscinetto”, una breve fascia di “Argille subappennine” risalenti al Pleistocene inferiore inserite nella “faglia di contatto” che separa le “Calcareniti di Gravina” dell'altura dalla sottostante pianura. La linea di faglia indica la paleo-costa separata dai “Depositi marini terrazzati” che costituivano l'antico mare dal quale, quando il Salento era un arcipelago, emergevano solo le alture delle Serre. Tale faglia, che si sviluppa dall'entroterra di Santa Maria al Bagno, passa per Tuglie e costeggia le località di Parabita, Matino e Casarano. Parallela a questa vi è una seconda faglia che parte da Nardò e raggiunge il territorio a est di Casarano, passando da Galatone e Collepasso, delineando il confine tra i “Calcari di Altamura” e le “Calcareniti di  Gravina”, che compongono la Serra di Sant'Eleuterio presso Parabita e l'altura di Matino.
E' possibile che la Serra Sant'Eleuterio, centro della cella geodetica di origine megalitica, risenta dell'azione di compressione e di scorrimento delle due faglie, modificando il suo assetto geo-fisico. L'attrito tra le rocce interessate provoca il surriscaldamento delle stesse, con intensificazione di campi elettromagnetici che, irradiandosi da quel centro, vanno a scaricare la loro energia distruttiva sulle aree periferiche, secondo il modello delle circonferenze concentriche. Matino si trova sulla circonferenza più vicina al centro e sul vettore che in direzione sud-ovest conduce alla faglia di Alliste. I due vettori equidistanti dall'estremo di questa faglia toccano, verso il mare Ionio, la faglia che separa la roccia calcarea di Mancaversa dai depositi marini della Baia di Gallipoli e, verso l'entroterra, la faglia compresa tra Taviano e Ugento.
Tutte le faglie del sud Salento, fino a quella che si conclude verso nord, tra Novoli e Monteroni di Lecce, sono interconnesse e dipendenti dall'energia irradiata dal Monte Sant'Eleuterio, rispondente ad un'attività simile a quella che genera il “centro di fuoco” degli “anelli di fuoco” nelle aree vulcaniche. Lungo le linee di contatto tra le aree pianeggianti e le alture si aprono le cosiddette vore, ossia  inghiottitoi delle acque che scorrono in superficie sui terreni compatti e poco permeabili dei “Depositi marini terrazzati” formati da residui dell'antico mare interno del Salento, che si estendono fino alla base delle Serre. Le acque, divenute ipogee, defluiscono verso il mare all'interno delle cavità che si aprono nelle formazioni carsiche dei “Calcari di Altamura” delle Serre.
Nella cella geodetica avente il centro in Serra sant'Eleuterio è nota l'esistenza di grandi vore  collocate a cerchi concentrici in espansione. La serie più vicina al centro comprende le due vore di Collepasso a nord-est e le due di Casarano a sud-est, ma altre piccole aperture del terreno di antica formazione che mettono in collegamento la superficie con il sottosuolo carsico se ne possono trovare o possono formarsi in concomitanza di particolari fenomeni meteorici che fanno implodere le sottili volte delle numerose doline presenti sul territorio salentino.
L'energia sviluppata dalla compressione di due faglie sui luoghi carsici può provocare le micro faglie trasversali, secondo un modello “a foglia”, e conseguenti crolli sotterranei.
In tali condizioni di tensione delle rocce i gas che circolano all'interno delle cavità carsiche -metano, radon e, a volte, acetilene-  possono fuoriuscire surriscaldati e, se raggiungono la temperatura di combustione,  possono anche provocare incendi spontanei.

Geo-mitologia e tradizione orale

Sul centro delle celle geodetiche organizzate dall'antico popolo costruttore dei megaliti in genere veniva elevata una grande “specchia di mira”, un cumulo litico dominante l'orizzonte per 360 gradi, mentre sul territorio circostante si erigevano i “menhir” e i “dolmen” quali megaliti che captavano e stabilizzavano le linee di flusso di elettromagnetismo terrestre, creando un sistema a “ tela di ragno” dalle funzioni equilibranti le energie vibrazionali della Terra.
Nel tempo tali vestigia megalitiche sono state in gran parte distrutte o sostituite da segnacoli di altra natura, un albero detto “piantone” o una piccola specchia in sostituzione di menhir in epoche pre-cristiane, edicole e cappelle campestri in epoca cristiana.
La salvaguardia della funzione stabilizzante che i costruttori di megaliti affidavano alla conducibilità della pietra calcarea impiegata, in fase cristiana veniva, pertanto, demandata ai santi preposti a sconfiggere le energie distruttrici che interessavano la Terra, le quali, in particolari momenti della sua dinamica ciclica, si manifestavano con particolare recrudescenza.
Per questo su quei luoghi si erigevano con oculatezza chiese astronomicamente orientate e dalla geometria perfetta, studiata per equilibrare le armoniche terrestri. Erano luoghi di culto collegati ai santi Teodoro e Giorgio, a san Vito e all'Arcangelo Michele, tutti preposti a sconfiggere il “serpente o il drago dalla bocca fiammeggiante” che si manifestava provenendo dalle profondità della terra.
Tali santi erano coadiuvatori della Madonna nell'opera protettrice del territorio, spesso raffigurata nella versione detta “di Costantinopoli”, ossia “indicatrice della Via maestra, in cielo e in terra”, lungo le ley energetiche individuate dai geomeanti del popolo costruttore dei megaliti, che  divennero “vie della fede” per i pellegrini diretti in Terrasanta attraverso la Puglia.
A San Giorgio, protettore della cittadina di Matino, è dedicata anche una delle due chiese presenti sull'altura dove si trova la via Puccini interessata dai fenomeni distruttivi del “drago dalle fauci fiammeggianti”. Sul punto più elevato di quell'altura si dice che svettava un albero di carrubo, ossia il “piantone” che ricordava la presenza di un antico menhir o di una piccola specchia astronomicamente orientati. La tradizione locale lo considera quale luogo designato per la condanna a morte di donne ritenute infedeli, che gli stessi mariti legavano al carrubo per lasciarle penzolare, in analogia con i frutti penduli dell'albero, fino al momento della loro atroce morte.
Ai corpi di coloro che erano ritenuti colpevoli di reati socialmente riconosciuti come gravi, per convenzione, non spettava un normale rituale funebre, né una dignitosa sepoltura.
E' presumibile perciò che vi fosse un luogo, una cavità, una vora, un pozzo destinato a raccogliere i loro miseri resti. Da qui la tradizione di anime vaganti che non hanno un adeguato riposo eterno.
Se il luogo destinato ad accogliere i loro corpi fosse  stato un ipogeo, oggi collegato con l'esterno tramite le tubature igieniche delle abitazioni, i gas di decomposizione, sprigionati a forza dalla attività delle due faglie più vicine, surriscaldati e congiunti agli altri gas sotterranei potrebbero sviluppare incendi originati da “fuochi fatui”, simili a quelli che si osservano nei cimiteri, i quali troverebbero facile innesco nei materiali a più facile combustione, come i materassi, i divani, le poltrone, i vestiti.   

Dinamiche geologiche connesse

In un pianeta dove tutto è collegato alle dinamiche geologiche del “sistema Terra” è chiaro che tale fenomeno non può non essere  soggetto alle interconnessioni geologiche e sismiche di altri territori.
Per questo, rimanendo in territorio italico, è indicativo sottolineare che Matino si trova sul 40° parallelo, lo stesso su cui sono posizionati il vulcano sottomarino inattivo Monte Vavilov e il Monte Pollino in Calabria, i quali si trovano sulla medesima circonferenza di una macro-cella geologica che comprende anche L'Aquila, la città interessata dal rilevante fenomeno sismico del 6 aprile 2009, provocato dall'attività della faglia di Paganica.

Organizzazione geodetica

Le caratteristiche geodetiche, dove l'uomo è intervenuto nell'organizzazione del territorio, rimarcano quelle naturali geologiche che, sorprendentemente, rivelano un preciso ordine rispondente ad una geometria di “tipo frattale” basata sul modulo “circolare e a cerchi concentrici”.
L'irradiazione dell'energia vibrazionale dal “centro geologico e geodetico” si distribuisce nel territorio circostante secondo la vibrazione “Armonica Sei”.
Ogni cella geodetica di origine megalitica sviluppa sul territorio un sistema a forma di “Tela di ragno” astronomicamente orientato secondo l'antico credo di corrispondenza diretta tra cielo e terra.
L'insieme dei cerchi delle celle, intersecandosi tra loro definiscono un sistema che compone la griglia elettromagnetica della Terra, la cui “geometria sacra” corrisponde ad alcuni simboli universali, tra i quali il “fiore della vita”.

FIG.1 La mappa geologica del Salento corrisponde alla Carta in scala 1: 500 000 del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Progetto finalizzato Geodinamica, Firenze 1992

 


Approfondimenti:

Corriere Salentino

- in “Conoscere il grande Salento”: Marisa Grande, “Geomorfologia e carsismo”, 29 marzo e 5 aprile 2009;  “Idrogeologia”, 19 e 26 aprile;  “La carsificazione” 17 -24 maggio – 2 e 7 giugno – 5 -12 e 19 luglio 2009 in corso “La grotta dei Cervi di Porto Badisco” (V parte)

- in “Cultura”: Marisa Grande, “Il Tarantismo”, 20 giugno 2009; “Il Salento -Terra di Aracne”, 19 agosto 2009; “Griglia energetico-vibrazionale armonica sei”, 12 agosto 2009; “La sacralità delle grotte”, 18 agosto 2009.

- in “Attualità”: Marisa Grande, “Il terremoto a L'Aquila e possibili relazioni con i vulcani del Tirreno”

“Anxa” - www.anxa.it

Marisa Grande,  “L'antica organizzazione geodetica del Salento” n.11-12 dicembre 2008, n.1-2 gennaio-febbraio 2009; n.3-4 marzo-aprile 2009; n. 5-6 maggio-giugno 2009; n. 7-8 giugno-luglio 2009.

Scienza e conoscenza - www.scienzaeconoscenza.it

Marisa Grande “Terremoti e Vulcani”, 24 luglio 2009.

Editando - www.editando.it

Marisa Grande, “Polifunzionalità dei megaliti”, dicembre 2008.

Marisa Grande, “L'orizzonte culturale del megalitismo”, Besa Editrice, Nardò (Lecce), 2008.

Ezio Sarcinella, “ La via leucadense dei Pellegrini”, Editrice Salentina, Galatina, 2007.  

 

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