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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Il linguaggio delle pietre

Scritto da Marisa Grande
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24
Apr
2010

foto di Ezio SarcinellaAttività vibrazionale coerente nelle cellule geodetiche megalitiche.

Da millenni l’uomo ha intessuto il suo linguaggio simbolico con le pietre, le “imperiture” figlie della madre terra, privilegiate perché “incorruttibili” e, per questo, associate alla vita eterna.

Strumenti impiegati simbolicamente per la sopravvivenza, assunsero valore di perenne ciclicità quando rimandarono concettualmente alle dimensioni che oltrepassano la soglia dell’esistenza terrena. 

Già cinquantamila anni fa, il neandertaliano nella necropoli di Le Farressìe, in Dordogna, accumulò ghiaia e cenere per comporre nove piccoli dossi in gruppi di tre, nell’ultimo dei quali seppellì un neonato, per simularne, nello specifico rito di sepoltura, la sua trascorsa fase di gestazione nel grembo della propria madre.

Il tumulo fu simbolo di eternità e di rinascita anche per i Sapiens-sapiens costruttori di megaliti, che associarono il dolmen, cavità ricettiva come il grembo materno di un tumulo di pietre e terra, luogo di nascita, di morte e di rinascita, al menhir, la pietra lunga infissa verticalmente nel terreno, con funzione rigeneratrice. Il menhir, celebrava in forma simbolica la perenne ciclicità vegetativa dell’albero, il quale rinasce rigoglioso a nuova vita dal suo seme custodito, come il defunto sepolto nel dolmen, nel grembo della madre terra.

Il linguaggio simbolico-religioso di quelle pietre ci racconta di una loro sorprendente polifunzionalità e ci dice che dolmen e menhir, insieme, vincolavano il Sole e la Terra in un “matrimonio sacro”, con lo scopo di favorire il rinnovamento dei cicli fertili della natura. Ciò avveniva quando il menhir, catalizzatore e conduttore dell'energia radiante del Sole, fungeva da fecondatore della Terra e quando, il dolmen, grembo della lunare Madre Terra, concentrava quella energia benefica in favore dei cicli della natura, vegetale e animale.

Nel linguaggio astronomico, gli orientamenti di menhir sul percorso apparente del Sole all'orizzonte, per monitorare solstizi ed equinozi, indicano che per quei sistemi megalitici il tempo e lo spazio furono già connessi da millenni in calendari astronomici di pietra radiali e concentrici, che tracciavano nello spazio l’evolversi continuo e ciclico del tempo.

La funzione cosmologica dei sistemi megalitici si evince da come l’innalzamento di un insieme di menhir ai piedi delle brevi alture delle Serre Salentine, fosse ritmato da un passo costante scandito dal susseguirsi dei cicli Sole-Luna, che imprimevano al territorio un’organizzazione geodetica connessa ai cicli cosmici della natura. La distribuzione dei menhir secondo un modello “a tela di ragno”, preposto a vincolare la Terra con il Cielo, rifletteva la calotta celeste, considerata come una Grande Tela Cosmica nel cui centro risiedeva la Grande Ragno, la dea tessitrice dell’Universo e detentrice del filo che intesseva il destino degli uomini e di tutto il Cosmo.

La cella geodetica composta dai monumenti megalitici, ossia da una grande specchia nel centro e da menhir e dolmen disposti a raggiera, riproduceva in terra una forma-onda in espansione dal centro, sul modello della tela cosmica vibrante. Il rapporto sincronico tra Cielo e Terra avveniva tramite il passaggio di flussi di energia cosmica, percepita come vibrazione geomantica e rabdomantica.

Sacerdoti-astronomi, geomanti e rabdomanti, per contrastare le energie telluriche del luogo, determinate da quel passaggio di flussi sotterranei, dovuti all'elettromagnetismo veicolato dai sali ionici disciolti nelle acque ipogee dei territori carsici, auscultavano il cuore pulsante della Terra nella cavità-santuario. Nel Salento la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, santuario dedicato ad Orione, rappresentò il luogo di ascolto ipogeo della prima delle Ottave del Triangolo oracolare del Mediterraneo, i cui templi erano preposti a trasformare il sordo boato distruttivo della Terra in un suono armonico, il caotico AUM nella nota armonica OM, le basse onde herziane, che accompagnano l’attività sismica distruttiva, in frequenze più alte ed equilibranti.

Le grandi specchie, cumuli artificiali di pietre informi, religiosamente elevati pietra su pietra sulle alture delle Serre Salentine, rappresentarono per i costruttori di megaliti veri e propri sismografi ante litteram, preposti a monitorare in superficie l’attività vibrazionale del territorio, che le figure sacerdotali di origine paleolitica percepivano nelle cavità-santuario. Collocati in posizione centrale all'interno della cella geodetica, sui luoghi percorsi da acque ipogee, ritenute simboliche del grembo fecondo della Madre Terra, le specchie megalitiche formarono sul territorio “nodi cosmogonici” e “poli cosmologici” di un sistema a ragnatela vibrante. Franando lungo le loro stesse pendici, nel momento del passaggio dei flussi di acque benefiche (le acque primeve terrestri) o dei flussi elettromagnetici distruttivi (il fremito della Grande Ragno e la vibrazione caotica della sua Tela che scuoteva la Terra a lei vincolata), decretavano la benevolenza o la volontà distruttiva della mutevole Dea Madre. La scelta del materiale impiegato per elevare megaliti, calcare locale -se pur non specifico come il quarzo o le pietre blu e le pietre sarsen di Stonehenge, o i graniti delle piramidi egizie- ci racconta che doveva, comunque, avere caratteristiche di buon conduttore. Ciò si riteneva necessario per rendere “coerenti” le linee di flusso del campo magnetico terrestre.

I sistemi megaliti radiali e concentrici, composti da specchie e dolmen, catalizzatori di flussi elettromagnetici caotici, e da menhir, pilastri litici infissi nel terreno come gli aghi nell’agopuntura per il corpo umano, trasformatori di quei flussi in magnetismo coerente, assolsero per primi un compito risanatore per l’attività vibrazionale della Terra.

In seguito gli Henges dell’area euro-asiatica, le piramidi in Egitto, le ziqqurat in Mesopotamia, le piramidi meso-americane e i templi di tutte le religioni del mondo furono collocati ad hoc sulla Terra, secondo il piano megalitico, per il medesimo scopo, seguendo il ritmo evolvente e costante che sincronizza il moto della Terra con i Sole, lo stesso che compone l'avvitamento delle piante e sviluppa la doppia evolvente del DNA di tutti gli esseri viventi, ritmato dall’irrazionale φ, uno dei numeri aurei associati all'armonia del cosmo e, per questo, ritenuti di origine sacra.



PER APPROFONDIMENTI:

Marisa Grande, L'ORIZZONTE CULTURALE DEL MEGALITISMO, Besa Nardò 2008

Marisa Grande, L'antica organizzazione geodetica del Salento in ANXA, Anno VI 2008 N.11-12, Anno VII 2009 N.1-2, 3-4, 5-6, 7-8, 9-10, 11-12, Anno VIII 2010 N.1-2, 3-4

Marisa Grande, in CORRIERE SALENTINO.

IL SALENTO:

- Geomorfologia e carsismo,

  • Idrogeologia,

  • La carsificazione,

  • L'attività vibrazionale della Terra,

  • Terra di Aracne,

  • Il Tarantismo,

  • Griglia energetico vibrazionale armonica sei ,

  • Dinamiche di griglia,

  • La sacralità delle grotte,

  • Porto Badisco : la Grotta dei Cervi

Marisa Grande, La precaria armonia del cosmo, in SCIENZA E CONOSCENZA N.31 Gennaio-Marzo 2010

 

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